Patek Philippe: il Nautilus

Nautilus 3700

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Con questa fotogallery vogliamo ripercorrere la storia dei modelli cosidetti Jumbo del Nautilus. Prima però un po’ di storia.

Lo stereotipo dell’orologio di lusso negli anni 70 era con cassa in oro e movimento automatico, più’ piatto possibile: questo e’ il riassunto di com’era l’orologeria classica in quel periodo.
Nel 1976 Patek Philippe stupisce il mondo interpretando in maniera diversa l’orologio, producendo un modello in acciaio , di grandi dimensioni (42mm) e impermeabile fino a 60 metri, destinato a persone dinamiche, robusto da indossare in qualsiasi occasione. Fu presentato alla fiera di BASILEA stupendo i visitatori, effettivamente uno sportivo d’acciaio di grandi dimensioni e per di più con bracciale integrato ,per il periodo, era poco ortodosso e fuori dai canoni comuni.
All’epoca non venivano realizzati grandi lanci pubblicitari, le aziende si limitavano a presentarlo, senza ricorrere agli schiamazzi del marketing, cio’ che l’orologio esprimeva era solo frutto di un progetto innovativo e originale. Il design fu affidato a Gerald Genta che si ispirò ad uno sportello di un sottomarino, una specie di oblò. Il Nautilus era, infatti, il sottomarino del Capt. Nemo nel romanzo “Ventimila leghe sotto i mari”. Venne “battezzato” con la Ref. 3700 e nominato Nautilus, per gli appassionati il “Jumbo“. Realizzato con una cassa monoblocco (fondello carrure) tornita per alloggiare il movimento sulla quale veniva fissata una guarnizione ovale e la lunetta con quattro viti poste sulle sulle prominenti e caratteristiche anse laterali. Continua a leggere

Royal Oak Offshore: i 6 nuovi cronografi esposti a Milano

Royal Oak Offshore

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A Milano, da oggi al 13 aprile, vengono esposti ventuno Royal Oak Offshore che hanno fatto la storia di questo modello, insieme ai sei nuovi cronografi presentati lo scorso gennaio in occasione del Salone Internazionale dell’Alta Orologeria di Ginevra. L’esposizione si tiene all’interno dello splendido Palazzo Bagatti Valsecchi, nell’ambito della mostra Untold, curata da Rossana Orlandi. Esposizione che ho potuto ammirare in anteprima e che vi consiglio di metterla in agenda. Audemars Piguet dedica il 2014 al Royal Oak Offshore, un orologio che ha saputo mantenere lo stesso carattere innovativo, lungimirante e ribelle del modello che, nel 1993, rivoluzionò la tradizione prettamente conservativa dell’universo degli orologi di lusso.

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Audemars Piguet: visita a Le Brassus

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Jules Audemars - Scappamento AP

 

 

Con la dirigenza italiana della Audemars Piguet e l’Orologeria Luigi Verga di Milano, ho potuto visitare la sede principale della famosa manifattura svizzera. Esperienza a dir poco affascinante, vista la storia, la tecnica e la competenza che “trasuda” sul posto. La Maison svizzera nasce nel 1875 a Le Brassus grazie a due giovani orologiai della zona, Jules-Louis Audemars  e Edward-Auguste Piguet. E da allora è rimasta sia radicata nella Valle dello Giura, sia di proprietà delle due famiglie fondatrici.

In 3 intrepidi ci siamo ritrovati in Via Mazzini a Milano, dove ci aspettavano con una fiammante Range Rover Vogue, gentilmente messaci a disposizione dalla Casa Automobilistica, Umberto Verga e il suo Direttore Generale. Il viaggio, vuoi per la comodità del mezzo, vuoi per  la simpatia del gruppo, è durato un nulla, nonostante le asperità climatiche (la Vallèe de Joux d’inverno rimane quasi isolata a causa delle forti nevicate).

Giunti a destinazione, ad accoglierci c’erano Franco Ziviani (Amministratore delegato di Audemars Italia), Andrea Cardillo (direttore commerciale) e François-Henry Bennahmias (CEO Audemars Piguet), coi quali abbiamo cenato e ascoltato piacevoli aneddoti sulla loro maison. Uno, in particolare, mi sento di condividerlo con voi: François-Henry Bennahmias ci ha svelato la vera storia della genesi del Royal Oak. Nel 1970 a Gerald Genta (uno dei più grandi designer di orologi di tutti i tempi: basti pensare al Royal Oak appunto, al Nautilus di Patek Philippe, all’Ingenieur di IWC, al Pasha di Cartier per citare i più famosi) la casa svizzera, con la quale già collaborava, e il distributore italiano Carlo De Marchi, gli commissionano (in particolare per il mercato italiano) un orologio sportivo d’acciaio, allora una scommessa decisamente audace… Continua a leggere