Secondo polso: alternativo o no all’acquisto di un orologio nuovo?

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Aldo Brix e Mauro Daustria

 

In un periodo non certo roseo per l’economia italiana, anche il settore dell’orologeria risente in parte di questa contrazione. Dico in parte perché questo settore più di altri riesce a fronteggiare le difficoltà, sia grazie a un’offerta articolata (come referenze e soprattutto come prezzi), sia puntando molto anche sul cosiddetto “secondo polso”. Gli orologi “usati”, infatti, sempre più si stanno affermando oltre che tra privati, anche come valore aggiunto di molti negozi di orologi che, tra l’altro, possono offrire al potenziale cliente maggiori garanzie su provenienza e corretto funzionamento.

Il “secondo polso” a volte può essere anche usato come leva per finalizzare un nuovo acquisto più importante; altre volte è semplicemente utilizzato per permettere anche a portafogli meno “gonfi” di indossare un orologio altrimenti non acquistabile.

Ho voluto approfondire il tema con una delle più note orologerie italiane, la Luigi Verga di Milano, per comprendere meglio il fenomeno visto e considerato che anche loro stanno credendo nel secondo polso. Ho perciò posto qualche domanda al titolare Umberto Verga e al Direttore Generale, Aldo Brix.

 

Come giudicate il mercato del secondo polso? E’ più un fenomeno del momento, dettato anche dalla difficile congiuntura economica in cui versa il nostro paese, o effettivamente si sta imponendo come nuovo business?

La nostra opinione è che non sia un fenomeno del momento. Certo, crisi e incertezze hanno agevolato lo sviluppo di questo mercato, ma ormai c’è sempre più gente che preferisce acquistare il “secondo polso” anche per ragioni estetiche e storiche. A mero titolo di esempio, le manifatture sono andate ultimamente su quadranti molto grandi e ciò non ha sempre trovato l’approvazione del cliente europeo che preferisce rivolgersi a offerte di secondo. Pertanto riteniamo che il secondo polso si stia sviluppando come un nuovo Business.

 

E con riferimento all’acquisto del nuovo, il ritiro dell’usato può aiutare?

Certamente. E’ ovvio che il mercato impone le sue leggi e pertanto non tutti i marchi hanno il medesimo appeal sul mercato dell’usato. Ciò non toglie che prodotti di certe prestigiose manifatture nell’ambito dell’orologeria mantengano un valore molto alto nel tempo. Questo ovviamente riduce di molto la spesa nel caso di “permuta” con un nuovo prodotto.

 

Quali sono le vostre strategie (su prodotti nuovi) idonee a controllare il mercato parallelo e a tutelare la rete ufficiale di vendita?

Il mercato parallelo è impossibile controllarlo al 100%. Le azioni che cerchiamo di adottare sono soprattutto legate ad una scontistica contenuta e, nel caso di vendite a clienti esteri, la certezza dell’uscita del prodotto controllando l’espletazione di tutte le procedure doganali di uscita merce

 

A livello di mercato italiano, secondo voi verrà introdotta/aumentata nei punti vendita (boutique) l’offerta di orologi di secondo polso e perché?

A nostro avviso sì. Le ragioni sono in parte le stesse esposte sopra (nuovo Business e ritiro dell’usato per l’acquisto del nuovo). In aggiunta, capita spesso che i grandi distributori (inteso come prestigio) abbiano clienti che sono al tempo stesso collezionisti. Questo è un altro motivo che spinge a puntare anche sul secondo polso in quanto è possibile ottenere pezzi (ovviamente non senza difficoltà) che ormai sono fuori produzione da anni ed hanno un valore storico molto importante (anche se non sono necessariamente dei pezzi già considerati d’epoca).

 

L’ e-commerce sia sul nuovo sia se non soprattutto sull’usato, ha un futuro nell’orologeria?

Il mondo si sta orientando sull’e-commerce e pertanto riteniamo che il nostro settore non sia un’eccezione. Per quanto riguarda il nuovo ritengo sia molto difficile (se non impossibile) che l’e-commerce non transiti dalle stesse manifatture o da qualche forte e prestigioso rivenditore. Non riteniamo possibile una diffusione di massa tipo quella legata all’elettronica. La motivazione è legata all’importanza (ed al costo) di questi oggetti. Il cliente vorrà rivolgersi a rivenditori che possano garantire solo il 100% in termini di credibilità e di servizio e-commerce (ad esempio spedizione).

 

Quando un vostro cliente decide di comprare un orologio di secondo polso, cosa ha più importanza: estetica, meccanica, marchio, o stato di conservazione?

In linea di principio chi decide di comperare il secondo polso ha le idee ben chiare; vuole un preciso modello. Di conseguenza è molto attento allo stato di conservazione e soprattutto a che tutti i componenti siano originali e risalenti al periodo cui il modello appartiene. Ovviamente c’è chi sceglie solo in base al marchio, all’estetica o alla meccanica ma sono molto meno numerosi dei primi sopra citati.

 

Proponete solo orologi recenti o anche d’epoca?

Entrambe. Per ovvi motivi di reperibilità è più probabile che le nostre offerte sia legate ad orologi recenti.

 

Ha dei suggerimenti da dare a chi si avvicina a questa passione?

Certamente. Verificare sempre la presenza della garanzia (ovviamente per prodotti d’epoca molto datati non è possibile in quanto il certificato non esisteva). Controllare che il prodotto non sia danneggiato anche solo lievemente (ad esempio graffi su cassa e vetro). Poi il consiglio più importante è quello di rivolgersi sempre a rivenditori che siano concessionari ufficiali del nuovo o legati ad essi. Ad esempio l’Orologeria Luigi Verga, che ha sempre creduto nel secondo polso, ha deciso recentemente di portare parte di questo business nel negozio che fino ad ora si occupava prevalentemente di orologi di fascia bassa affidandolo ad una persona esperta del settore (Mauro Daustria)  e ristrutturandolo con lo scopo di renderlo più idoneo alla vendita dell’orologio usato. Per dare allo Store un’immagine più internazionale ha anche deciso di trasformare l’insegna da “Verga Ore Oggi” a “Verga Luxury Watches”

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