REVOLUTION: intervista al Direttore, Maurizio Favot

 

D: Come e quando è nata la passione per gli orologi?

Come accade per molti, ho avuto il mio primo orologio come regalo per la prima comunione. Parliamo dell’inizio degli anni ’60: si tratta di un Dima Watch con cassa rettangolare e movimento a carica manuale. Lo conservo ancora gelosamente, perché è responsabile della mia passione per i segnatempo

 

D: Ci può raccontare qualcosa in merito a Revolution? Aneddoti, quando è nata, perché…

Revolution è nata nel 2005 a Singapore, su iniziativa di Wei Koh , che è un grande esperto e un eccellente giornalista. Il primo numero dell’edizione italiana è stato pubblicato nell’autunno del 2007. Oggi, oltre alla nostra e a quella asiatica (in inglese), esistono altre dieci edizioni: Cina, Hong Kong, Messico, Sud Corea, Russia, Spagna, Svizzera, Taiwan, USA e UAE (Emirati Arabi Uniti).

D: Anche nel vostro settore si avverte la crisi?

La crisi è ormai ovunque. Il mercato dell’orologeria d’alta gamma ne risente però molto meno. Anzi, i dati della Federazione dell’industria orologiera svizzera segnano un aumento dell’esportazione verso l’Italia nel periodo gennaio-marzo 2013 rispetto all’anno scorso. Ciò si deve in buona parte all’appetibilità turistica del nostro Paese, con le città d’arte ai primi posti. Non a caso, le grandi maison orologiere continuano ad aprire boutique a Roma, Venezia, etc.

 

D: Quando decide di comprare un orologio cosa ha più importanza: estetica, meccanica, marchio o altro?

La meccanica innanzitutto, ma non solo. Di recente grandi nomi come Vacheron Constantin, Patek Philippe e Cartier propongono anche delle favolose realizzazioni che impiegano i cosiddetti métiers d’art: incisione, smalto, incastonatura…

 

D: Ha una marca preferita? Se sì perché?

No. Però posso dire che seguo con particolare interesse le piccole manifatture più innovative e audaci, come De Bethune, Greubel Forsey, Laurent Ferrier, Urwerk, Richard Mille, Christophe Claret…

 

D: Ha dei suggerimenti da dare a chi si avvicina a questa passione?

Si può cominciare anche spendendo poco, magari cercando qualche vecchio modello

meccanico nei mercatini. Per sognare, poi, ci sono le riviste come Revolution!

 

D: Ha un orologio “del cuore”?

Uno Zenith degli anni ’60 appartenuto a mio padre, che è scomparso qualche anno fa. Lo porto spesso. Anche adesso…

 

 

 

 

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